La "biga rapita". Eisenberg risponde sui pannelli "falsi": é tutta opera dei Riccardi
Puntuale è arrivata la risposta di Jerome M. Eisenberg al nostro intervento a proposito del suo articolo pubblicato su "Archeo" sui pannelli "falsi" della biga di Monteleone. La risposta è lunga, dettagliata e garbata, però non è esauriente. Noi avevamo fatto alcuni rilievi ai presupposti del suo studio sulla biga, non entrando nel merito delle sue motivazioni scientifiche. Eisenberg fonda su oltre settanta elementi la sua verità sui pannelli falsi del carro. Noi, su questo punto, avevamo detto: però lui ne cita soltanto alcuni di questi settanta. Ora Eisenberg risponde e dice in sostanza: gli elementi sono molti di più di settanta, ma io non li ho potuti elencare tutti perchè non ho trovato spazio nell'articolo pubblicato da "Archeo". Nessun commento. Ci preme ricordare che siamo di fronte a uno studioso e non a un cronista di provincia che si lamenta, come avviene di solito, per il poco spazio messogli a disposizione per la sua cronaca. Ma noi avevamo soprattutto contestato due affermazioni dello storico, sulle quali si basa la sua ricerca. Eisenberg scriveva: "Alcuni sostengono che i tre elementi non sarebbero opera di artisti etruschi, ma sarebbero stati realizzati fra il 1890 e il 1902, per integrare i resti di un carro autentico che si ritiene siano stati ritrovati in una tomba situata nei pressi di Monteleone di Spoleto, scoperta l'8 febbraio 1902". E commentavamo: ma la biga non è stata scoperta l'8 febbraio 1902? E allora, come è stato possibile che i pannelli siano stati rifatti oltre dieci anni prima? Eisenberg non si scompone e risponde rispolverando la storia dei fratelli Riccardi, famosi falsari. I quali, perchè no?, avrebbero costruito i falsi pannelli dopo aver scoperto la tomba, poi avrebbero rimesso il carro dentro il tumulo... Ma che storia è mai questa? E' vero che i fratelli Riccardi erano falsari capaci di costruire bighe antiche e venderle ai musei di mezzo mondo per autentiche, ma stavolta come si fa a sostenere, senza l'apporto di una prova decente, che avessero messo lo zampino anche nella "biga rapita"? Se Eisenberg dice il vero, tentiamo di ricostruire la storia così. I Riccardi vengono in possesso della biga di Monteleone, non si sa come: o avevano scoperto la tomba o qualcuno aveva scoperto la tomba e aveva segnalato la presenza del carro ai Riccardi. I quali, furbi come erano, pensarono a questo diabolico piano. Ricostruiscono i tre pannelli deteriorati e risistemano il carro nella tomba di Colle del Capitano. Poi organizzano il piano della vera scoperta della tomba. Salgono, perciò, a casa Vannozzi, parlano con Isidoro, il capofamiglia, gli spiegano quello che deve fare. L'8 febbraio scatta il piano: Isidoro con i due figli Giuseppe e Sante finge di scoprire la tomba, recupera il carro restaurato dai Riccardi, informa alcune persone di Norcia che farebbero parte del piano, le quali trasferiscono il carro fino a Roma. Qui entrano in scena di nuovo i Riccardi, i quali avevano già preso contatto con il banchiere americano J.P. Morgan, interessato ad acquistare un prezioso reperto etrusco. La biga viene presentata a Morgan nel retrobottega di una farmacia e l'affare viene concluso con soddisfazione di tutti. I Riccardi incassano un'ottima somma e Morgan potrà trasportare la biga in America per donarla al Metropolitan Museum di New York. E' una storia completamente nuova, mai scritta, e anche molto affascinante. Ma è sostenibile? Sembra proprio di no. Lo stesso Eisenberg si limita a citare il nome dei Riccardi e a ricordare le loro imprese di geniali falsari. Inoltre avevamo fatto questa osservazione: possibile che uno studio così importante su un reperto celebre come la biga di Monteleone, si sostenesse soltanto sulla voce di alcuni non meglio identificati personaggi che credevano che i tre pannelli erano falsi? Eisenberg non risponde direttamente a questa domanda. La storia della biga "falsa" resta, così, senza un finale certo. Il fantasma dei Riccardi, così come sta scritto nel libro "La biga rapita", aleggia minaccioso sulla storia della biga, però non sappiamo ancora quale parte i famosi falsari abbiano avuto veramente in questa storia di tombe scavate, del carro restaurato e poi rimesso di nuovo nella tomba, che viene di nuovo scoperta. Ci troviamo di fronte a un racconto ricco di fantasia, molto attraente. Ma dagli studiosi e dagli scienziati pretendiamo qualcosa di più concreto, magari di meno affascinante, però più certo, in grado di sostenere nuove tesi rivoluzionarie. P.S. Jerome M. Eisenberg, nella sua risposta, spiega che i risultati del suo studio sui pannelli "falsi" della biga sono stati resi noti alla direzione del Metropolitan Museum. E aggiunge che può provare che i pannelli del carro, dopo i sei anni di restauro, non sono stati toccati. Insomma, sono rimasti quelli che avrebbero costruito i fratelli Riccardi. Chissà cosa ne pensa di tutto questo l'ineffabile direttore del Metropolitan Museum, Philippe de Montebello?