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Il Poeta e il Cavaliere
Mario La Ferla

ed. Stampa Alternativa
coll. Eretica speciale

Pagine 216
Prezzo € 15,00
Anno 2010

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05 Agosto 2007
La "biga rapita". L'archeologia scopre il gossip da spiaggia. La biga di Monteleone è falsa! Forse, chissà, può darsi.

       Durante una popolare trasmissione televisiva di qualche anno fa, dedicata al calcio e ai suoi problemi, dopo due ore di chiacchiere inutili e talvolta deliranti fatte da autorevoli giornalisti, qualcuno alla fine disse, con sorprendente humor: "Al doping dovrebbero essere sottoposti non solo i calciatori ma anche i giornalisti". Dopo qualche anno si è scoperto che i cittadini chiedono a gran voce che al controllo antidoping dovrebbero sottoporsi anche tutti i politici. Oggi noi diciamo, con allegria e con una buona dose di divertimento, che una controllatina, ogni tanto, andrebbe fatta anche agli archeologi e agli studiosi di cose antiche. Soprattutto a quelli, in maggior parte stranieri, che pretendono di annunciare scoop clamorosi fidando su due fatti fondamentali. Primo: sono convinti che ci sono riviste specializzate patinate e molto eleganti pronte ad ospitare le primizie da qualunque parte del mondo arrivino. Secondo: sanno di poter contare su un pubblico di lettori in buona parte composto da persone che abboccano all'amo dello scoop, non essendo in grado, per ignoranza e per pigrizia, di controllare le fonti della clamorosa notizia e soprattutto la sostanza dei "colpi" giornalistici che vengono offerti. Ci sarebbe, in questo caso, anche un terzo fattore: siamo in piena estate e certe notizie si possono accogliere con maggiore benevolenza.
       Queste considerazioni, che potrebbero apparire a prima vista ingiuste o per lo meno sgarbate, ci sono venute in mente leggendo il servizio di copertina pubblicato sul numero di agosto della rivista "Archeo-Attualità del passato". La copertina dell'autorevole pubblicazione presenta una bella fotografia del carro di Monteleone e sotto la scritta : "Vero?Falso". Di lato, a destra, c'è una didascalìa che dice: "E' un vanto del Metropolitan Museum, ma alcuni ne chiedono la restituzione all'Italia. E se il carro "etrusco" di Monteleone non fosse autentico?". Già l'aggettivo etrusco tra virgolette meriterebbe una querela per diffamazione da parte del suo proprietario, il valoroso e misterioso guerriero etrusco che 600 anni prima di Cristo sulla biga trainata dai cavalli si mostrava ai sudditi nelle parate a festa sulle strade della Sabina. Chi può mettere in dubbio, dopo cent'anni di studi e ricerche, l'origine etrusca della "biga rapita"? Se c'è qualcuno così coraggioso da sfidare una verità che appare ormai incontrastata, si faccia avanti. Un gossip in piena estate non fa male a nessuno, anzi tira su il morale e può essere utile ai cittadini di Monteleone per prendere coraggio e intervenire, finalmente, sulle chiacchiere che vengono pubblicate sulle riviste di archeologia a proposito della loro biga. Nell'attesa, forse vana, di questo intervento, proviamo noi a fare qualche ragionamento sullo scoop di "Archeo". Il servizio sulla biga "etrusca" è firmato dall'americano Jerome M. Eisenberg (ritenuto una vera autorità nel campo della individuazione dei falsi d'arte) e appare simultaneamente in lingua inglese nel volume 18, fascicolo 4, (agosto 2007) di "Minerva", rivista internazionale di arte antica e archeologia. L'inchiesta, ricca di fotografie, disegni e capitoletti esplicativi, è pubblicata su 16 pagine. In particolare Eisenberg, che è stato allievo del celebre storico Otto J. Brendel nei primi anni Sessanta, sostiene che i tre pannelli principali della biga in bronzo lavorato a sbalzo non sono autentici. In realtà, dice, non sono opera di artisti etruschi, bensì di artigiani di fine 800 che avrebbero realizzato i pannelli, con i famosi disegni su alcuni episodi significativi della vita di Achille, per integrare i resti del carro che fu casualmente trovato a Colle del Capitano da Isidoro Vannozzi l'8 febbraio 1902.
       Bisogna tenere a mente questa data per capire bene l'anomalìa delle ricerche dello studioso. Eisenberg annuncia che "sono oltre settanta gli elementi che provano la falsità dei pannelli". Ma lui ne indica soltanto alcuni. Ma non è questo il punto. Perchè sulle asserzioni dotte dello studioso non ci pemettiamo di intervenire: Eisenberg ha dedicato tutta la vita allo studio dell'arte antica e in particolare è un esperto di etruschi. Quindi non faremo nessuna invasione di campo. Però ci sono due cose che saltano agli occhi subito e con evidenza nelle sue affermazioni. Due cose che qualunque persona dotata di buon senso e di media cultura può capire al volo e giudicare per quello che valgono. Secondo noi gettano molte ombre sullo studio di Eisenberg.
       La prima affermazione appare all'inizio dell'articolo e recita testualmente: "Alcuni sostengono che i tre elementi non sarebbero opera di artisti etruschi, ma sarebbero stati realizzati, fra il 1890 e il il 1902, per integrare i resti di un carro, autentico, che si ritiene siano stati ritrovati, con altri materiali, in una tomba situata nei pressi di Monteleone di Spoleto, scoperta l'8 febbraio 1902". Leggendo, e rileggendo, questa frase non sappiamo più cosa pensare: o non abbiamo capito assolutamente niente della biga e della sua storia noi che pure sulla biga abbiamo scritto e pubblicato un libro recensito anche dai più prestigiosi giornali americani, oppure siamo di fronte a una svista madornale e vistosa da addebitare all'ansia di prestazione di uno studioso tanto acclamato. Facciamo un brevissimo riassunto dei fatti. E' ormai acclarato che la biga fu scoperta per caso dal contadino Isidoro Vannozzi, l'8 febbraio 1902, nella località Colle del Capitano. La biga era sepolta, insieme con lo scheletro del suo conduttore e altri utensili e armi, in una tomba "vergine", che nessuno prima del Vannozzi aveva scoperto e "profanato". Questa versione venne confermata anche da Angelo Pasqui, l'autorevole archeologo inviato nel 1907 dal governo per fare una inchiesta sul campo, dopo le polemiche seguite al trafugamento della biga dall'Italia a New York. Allora, se tutto questo è vero, e lo stesso Eisenberg lo conferma alla fine della sua frase "incriminata", com'è possibile sostenere che i tre pannelli della biga siano stati realizzati almeno dieci anni prima della scoperta della tomba? Lo studioso non lo spiega, anzi la frase viene lasciata lì, sospesa come un macigno sul suo stesso ponderoso lavoro. Però lo studioso non scrive che questa ipotesi, sulla quale si basa tutta la sua lunga ricerca, è sua o deriva comunque da sue ricerche; bensì scrive che "alcuni sostengono...". Alcuni?! E chi sono? Ma come, in uno studio così serio e ponderoso che vuole dire una parola definitiva su un'opera ammirata da tutto il mondo, Eisenberg affida il fondamento delle sue ricerche e delle sue verità alla voce di "alcuni" non meglio identificati personaggi! Per proseguire con una serie di condizionali da brivido: "i tre elementi non sarebbero opera di artisti etruschi, ma sarebbero stati realizzati...". E poi: "...per integrare i resti di un carro autentico, che si ritiene siano stati ritrovati...". I settanta elementi di prova per ammettere una verità clamorosa e rivoluzionaria sono, dunque, fondati su questa verità piena di condizionali, di "si dice" e delle voci di "alcuni" misteriosi signori di cui lo stesso Eisenberg ignora l'identità e l'attendibilità? Se le cose stanno così, allora ci troviamo di fronte a quello che a Napoli chiamano un "pacco", cioè un oggetto di poco valore venduto come prezioso.
       Questo terrificante sospetto è avvalorato da un'altra considerazione che lo stesso Eisenberg ci invita a fare. A un certo punto del suo studio, Eisenberg dice testualmente, parlando in terza persona: "L'autore ha compiuto i primi studi sul carro nel 1968 e, tre anni più tardi, grazie alla disponibilità di Dieter von Bothmer, allora conservatore del Dipartimento di arte greca e romana del Metropolitan, ha potuto effettuare un esame assai approfondito del reperto". Abbiamo letto bene? Siamo sicuri di aver letto che gli studi sui pannelli "falsi" della "biga rapita" sono stati effettuati tra il 1968 e il 1971? Abbiamo riletto dieci volte la frase, quindi ora non abbiamo più dubbi. L'eminente studioso Jerome M. Eisenber ci comunica che ha compiuto un esame approfondito sul carro di Monteleone 36 anni fa. Facendo i conti, siamo sicuri anche di questo: Eisenberg ha studiato la biga 36 anni fa. In questo lungo periodo, che è successo delle sue indagini clamorose? La verità sconvolgente sui pannelli "falsi" della biga è rimasta sepolta fino ad oggi. Come mai? Perchè questo silenzio su uno studio tanto importante e straordinario? Eisenberg non ce lo spiega. Però ammette una verità almeno sconcertante e sconfortante. Sentite cosa scrive: "Il grande risalto dato alla ricomparsa dell'opera, che, rimossa nel 1989, è stata reinserita nel percorso espositivo in occasione della riapertura delle nuove sale dedicate all'arte greca e romana, ha indotto alla pubblicazione di questo articolo". Insomma, quello che non era buono prima, è diventato ottimo dopo. Lo studio di Eisenberg è stato considerato degno di pubblicazione, in Italia e all'estero, soltanto adesso che la biga di Monteleone è diventata una diva dell'archeologia, al centro di una disputa internazionale, in grado comunque di fare notizia. Ecco perchè i "falsi" pannelli oggi sono oggetto di uno scoop, degni di apparire in copertina. Un commento sarebbe necessario, ma che dire di fronte a queste sconcertanti dichiarazioni? E' vero che l'archeologia non è mai stata una scienza esatta, e qua, nella sua imperfezione sta il suo grande fascino, però da qui ai presupposti dello studio di Eisenberg c'è un vuoto troppo grosso da poter colmare anche con tutta l'indulgenza di lettori accaldati, e preoccupati di quello che troveranno al ritorno dalle vacanze.
       P.S. Siccome il caldo colpisce tutti, ci sentiamo in dovere di invitare tutti gli interessati alla questione dei pannelli "etruschi" della "biga rapita" a chiarire i nostri dubbi, a correggere i nostri eventuali errori e a dire una parola chiarificatrice e confortante su questa storia davvero sconcertante.



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